dall’alto

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Quando si è dentro a qualcosa, spesso, è difficile riuscire a vedere bene e così, a volte,  è meglio perdere la giusta distanza, allontanarsi un po’ e guardare tutto l’insieme.

Così è stato per me qui a Graz, una volta salita sullo Schlossberg, il punto più alto proprio nel centro di Graz, da cui si gode una magnifica vista di tutta la città.

Ma facciamo un passo indietro, forse dovrei spendere due righe su Graz.

Del resto, anche se ad oggi questa città mi piace da impazzire, devo riconoscere che fino a un anno fa ignoravo la sua esistenza.

Graz è capoluogo della Styria, una delle regioni più a ovest dell’Austria, vicina a Ungheria e Slovenia;  e anche se dopo Vienna, per dimensioni, è la seconda città più grande dell’Austria, Graz non è molto conosciuta, o almeno in generale tra le persone che conosco, e da me, che però con la geografia ho sempre avuto un rapporto conflittuale.

Quando mio marito ha saputo, ormai più di un anno fa, di aver vinto un concorso per sei mesi qui in un centro di ricerca, fino al mese prima della partenza si pensava sarebbe venuto da solo. Anzi per dirla tutta, per i primi quattro o cinque mesi non ci siamo nemmeno presi la briga di guardare dove fosse questa “Graz” ma considerato che si trattava di “Austria” eravamo convinti avrebbe fatto il pendolare (Innsbruck per esempio era a meno di due ore da casa nostra).

Poi un giorno, quasi increduli, consultando (giusto per farci un’idea) google maps abbiamo capito che Graz era lontanissima, sei ore di auto.. e che quindi non avrebbe mai fatto il pendolare, nemmeno una volta a settimana. E così la decisione, sarebbe andato da solo, e noi saremmo andati a trovarlo qualche week end (alternandoci così i viaggi) sfruttando al meglio tutte le potenzialità di skype per supplire alla distanza.

In realtà non ricordo bene come le cose siano cambiate, cosa sia successo di preciso, ma di fatto una mattina di fine dicembre, navigando ormai quasi senza più speranza sui siti di home sharing, e ragionando su tutte le possibili opzioni, ecco comparire l’annuncio della nostra attuale casa, con la parola “new” lampeggiante.

Ovviamente la presi come un segno del destino, e il fatto che fosse disponibile solo due mesi una conferma del segno del destino. Un’ora dopo avevamo bloccato l’appartamento. Saremmo partiti tutti assieme per i primi due mesi e io avrei avuto la possibilità di capire se restare tutto il tempo o se di tornare in Italia dopo il primo step.

I primi giorni sono stati i più difficili, camminavo per le strade e sentivo come se mi mancasse la terra sotto ai piedi. Mi sentivo in balia di tutto, confusa, e schiacciata da questa nuova vita che non riuscivo ad afferrare.

E così arriva il momento in cui decidi di allontanarti da tutto, fai un bel respiro e guardi tutto da un’altra prospettiva, quella dall’alto, ed ecco finalmente farsi largo la luce. Ti accorgi che le cose iniziano a prendere un ritmo e tutto piano piano si assesta. E lei è bella, bellissima.

La domanda che ricevo di più è: e tu cosa fai durante il giorno? Cosa faccio? io sono una blogger!

Faccio un sacco di cose, del resto sono una turista, cammino, ammiro tutto quanto e me la godo, perché sei mesi passeranno alla svelta e io sento già che questa città mi mancherà profondamente. Se non fosse per la lingua (il tedesco non mi entrerebbe nemmeno con un’operazione chirurgica) mi piacerebbe restare a vivere qui, e chissà..

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