Tempo di bilanci

Siamo ormai entrati nel quinto mese di vita grazzese e dunque è tempo di tirare un poco le somme. Una pausa di riflessione in attesa di lanciarsi nuovamente nella vita frenetica di questa bellissima città.

Il tempo passa veloce e ahimè manca davvero poco alla fine. Gli ultimi periodi che mi restano da trascorrere qui vorrei viverli un po’ come fosse Letzte Chance ! (termine preso a prestito dai mobili in offerta/esaurimento dell’ikea), se non lo faccio adesso non lo faccio più e ho ancora un mare di cose da fare e da vedere. Se consideriamo che la prossima settimana andremo a visitare Budapest e quella dopo torneremo a Vienna il tempo qui stringe di brutto.

Insomma dicevo, essere qui da oltre 4 mesi ci fa stare in bilico su quel confine dentro/fuori che è l’essere uno di passaggio (turista) o uno del posto. Noi non siamo né l’uno né l’altro, siamo un ibrido difficile da classificare, ma tra poco più di un mese e mezzo ce ne andremo e la domanda non avrà più ragione di esistere.

A quelli che mi dicevano che io avrei imparato il tedesco per osmosi, semplicemente girando per le strade, assimilando la lingua attraverso la vita quotidiana, rispondo: macché.

Certo qualche termine l’ho imparato ma il fatto di poter usare l’inglese nelle pieghe della quotidianità non ha reso necessario in nessun modo che io mi sforzasi ad imparare o quantomeno comprendere il tedesco. E nel mio quinto mese non sono certa di aver imparato a chiedere scusa (magari ho anche imparato, ma tanto non lo faccio, in tedesco intendo). Però non è del tutto colpa mia, ne vogliamo parlare? il termine è uno scioglilingua: entschuldigen, decisamente più ostico e ingarbugliato di uno scorrevole e amicale sorry. Ma a questi austriaci le parole difficili piacciono eccome.

E così è anche per bimbo, tutti dicevano, ehhh vedrai, i bambini le lingue le apprendono come spugne. Sì certo, come no.

E così, in bilico su quel confine, succedono cose che ti fanno sentire a volte di qui, a volte di là.

al di là. ovvero un straniero. L’altro giorno al centro commerciale, allo spazio giochi per bambini.

Ho pensato spesso di scrivere di questi spazi per bambini perché sono letteralmente “spaziali”, anni luce dai nostri. Quest’inverno li abbiamo strausati e ancora adesso qualche sabato o nelle giornate di pioggia sono tornati utilissimi. Sono dei veri e propri parchi giochi al chiuso, molto grandi e con mille bellissimi giochi di ogni sorta, bimbo li adora. Ne abbiamo girati diversi, il LOLLIPOP del Murpark, lo SPIELEBURG del Citypark, lo JUNGLELAND del Central west, lo ZAUBELWALD di Kastner&Ohler e naturalmente lo smaland dell’ikea. Alcuni si pagano altri no, (ma anche quando si paga si tratta di cifre simboliche). I bimbi giocano e si divertono (bimbo adora questi posti) e i genitori hanno fino a due ore per girare, fare shopping, prendersi un caffè ecc.

dddd

 

Tutto era perfetto, idilliaco, fino all’altro giorno… quando siamo andati (per l’ennesima volta) al LOLLIPOP.

Io avevo appena iniziato a fare la spesa quando mio marito, che avrebbe dovuto lasciare bimbo allo spazio giochi,mi chiama e dice: non lo prendono. In un primo momento ho pensato che fossero al completo e che quindi fosse una questione di attesa. Invece no, non lo prendevano perché straniero…

non parla la lingua… questioni di regolamento. Mollo tutto, prendo bimbo e torniamo lì. Cerco di chiarire l’equivoco con la signorina alla reception. Le spiego che siamo andati lì mille volte, che abitiamo a Graz da fine gennaio e che lui frequenta il kindergarten da 4 mesi. Niente da fare, irremovibile. Le chiedo di controllare sul loro database dato che siamo registrati (saremo andati più di una decina di volte) ma lei NON controlla. Non le frega nulla di noi e continua a dire di no. Bimbo di fianco a me che frignottava senza capire come mai “oggi non ci può andare”. IO ho continuato a chiedere, credo per almeno venti volte, con tono di voce crescente e vena pulsante sul collo, di controllare sul suo stupido database. NO NO NO, nessunissimo controllo. lui lì non ci poteva andare. OH signorina bella, tu avrai fatto il tuo dovere da SS, ma io credo nel karma, e non dico altro.

al di qua. una di loro.

l’atro giorno ero sul tram e di fianco a me c’era seduta una signora anziana. Non ricordo esattamente cosa fosse successo, ma credo centrasse con le mie cuffie dell’iphone. Lei allora si avvicina al mio orecchio e inizia a parlare, parla per un po’… dopodiché mi guarda, mi sorride e ammicca. Io stavo per dire che non avevo capito una sola parola di quello che aveva detto, come del resto faccio spesso. Ma in quell’occasione, quella complicità, ho pensato che non ci stava proprio. Così ho preferito ammiccare anche io e le ho sorriso. ero una di loro!

ah, domani all’asilo è la giornata dei papà, chissà se a mio marito andrà meglio!

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