Quello che i bambini non dicono

Come tutte le nostre partenze anche questa è stata piuttosto in salita (diciamo pure con una lieve impennata più delle altre volte), sarà stato il clima autunnale di piogge intense che ci ha accolti agli inizi di settembre, sarà stato quel malinconico e precoce odore di castagne arrostite che pervade le vie della simpatica Graz, mettiamoci pure l’età che avanza, tornare questa volta è stata una vera e propria botta.

Che poi capiamoci, io non ho cambiato idea sulla bellezza di Graz, né tantomeno su quanto sia entusiasmante stare qui (da quando poi ho intensificaco il mio rapporto con Tribeka*) però la stanchezza si fa sentire e forse per rodare ho bisogno di darmi tempo.

La parte più snervante di carattere burocratico è terminata e la settimana prossima inizio, tra le cose, il corso di tedesco intensivo alla Vorstudienlehrgang. Apro qui una parentesi su questa novità (della serie “meglio tardi che mai”). Per poter frequentare un’Università qui a Graz, ma in realtà in tutta l’Austria, è necessario dimostrare di possedere il livello C1 di tedesco, e dunque essere quasi madrelingua (che sarebbe per l’appunto C2). Ma loro sono tanto carini, per cui danno la possibilità a quanti vogliono comunque studiare qui e di tedesco non sanno una mazza, di frequentare per due (o tre) semestri un corso intensivo di tedesco che parte dal livello beginn (il mio!!!) e porta fino all’esame di C1 appunto. Il costo di questa iniziativa è davvero ridotto per essere un corso di così tante ore, 12 ore la settimana al costo di 300 euro per ogni semestre frequentato. Se si considera che le tasse universitarie non esistono e si paga solo l’iscrizione di 18,5 euro, dadannnn, ecco un modo per imparare il tedesco in maniera economica attraverso questo espediente. Ovviamente non è il mio caso, visto che il mio desiderio  – unico e solo –  era di poter frequentare un’università austriaca e soprattutto avere il tesserino di studente universitario. Nella vita ci sono delle priorità e io non farei mai una cosa del genere!!!!

Veniamo a bimbo. Anche per lui c’era aria di novità, ha iniziato finalmente la vorschule, una sorta di primina di cui abbiamo già parlato. La sua classe non è inserita strutturalmente nell’asilo, ma fa proprio parte della scuola elementare, semplicemente hanno un programma più dilatato e con più gioco, ideale per noi in questo momento storico. Sono solamente in 13 bambini con 2 maestre, per cui una condizione ottimale. Pranza (per la prima volta da quando abitiamo a Graz) a scuola con gli altri bimbi ed esce alle due del pomeriggio. Da subito si è dimostrato entusiasta della nuova scuola, andava volentieri, raccontava cose, di tutti gli amici che aveva, e devo dire che nel mio terremoto interiore questo aveva non poco contribuito a tranquillizzarmi.

Infondo pensavo: cavolo però, davvero stoico il mio bimbo, deve essere una situazione difficile e invece la prende così bene.

Poi oggi, la doccia fredda. La maestra chiede un colloquio e dice che le cose non stanno andando così bene come pensavamo, ed elenca una serie di problemi che già nello scorso asilo ci avevano preoccupato. Il bambino è scontroso, manesco, disturba e sta sempre da solo. Io sono davvero scesa dalle nuvole, ma tutti i suoi amici? Tutti gli amici di cui mi parla? Allora forse è vero che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Oggi quando sono arrivata a prenderlo era solo, come sempre del resto. Ma ovvio, le altre volte uno pensa che è stanco, che sono già le due e sta aspettando solo di tornare a casa. Ma ecco, è in quel preciso istante che senti le due grosse fette di salame cadere bruscamente dagli occhi. E allora hai paura della domanda che stai per fare, ma la fai, e chiedi alla maestra del pomeriggio (che non sa nulla del colloquio della mattina) “come mai è solo? Perché non sta giocando con gli altri?” e lei allora ti guarda come se tu fossi una pazza e dice semplicemente “ lui gioca sempre da solo, non capisce la lingua e non gioca con gli altri bambini”. Pazza per pazza allora tu rispondi, con una calma che non credevi di avere “bè, infondo per giocare, non serve parlare la stessa lingua..” e te ne vai col tuo bimbo mano nella mano.

E poi alla fine c’è quello che anche le mamme non dicono: fanculo a tutti.

 

* tribeka il cafè più super del mondo, di cui ovviamente parlerò, ma non oggi.

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8 risposte a “Quello che i bambini non dicono

  1. Ciao! Ho appena scoperto il tuo blog. Anche io sto pensando di trasferirmi a Graz e per il momento non conosco una parola di tedesco. Volevo farti i complimenti, il tuo blog è pieno di consigli utili e anche molto divertente e mi fa già venire voglia di essere lì! Un saluto. Sara

      • CIAO SILVIA!COMPLIMENTI PER IL TUO BLOG E’ PROPRIO QUELLO CHE CERCAVO GIACCHE’ IO E IL MIO FIDANZATO STAVAMO PENSANDO DI TRASFERIRCI LI A GRAZ…COME POSSO FARE PER POTERTI CONTATTARE IN PRIVATO PER ULTERIORI INFORMAZIONI?TI RINGRAZIO

      • GRAZIE INNANZITUTTO PER LA RISPOSTA, MI FAREBBE PIACERE SE TENESSIMO UNA CORRISPONDENZA PRIVATA.. SE PER TE NON E’ UN PROBLEMA…
        QUANDO PUOI, PER FAVORE, PUOI CONTATTARMI IN PRIVATO???SALUTI E TI RINGRAZIO

  2. Ciao Silvia,
    complimenti e grazie per il tuo blog! L’ho appena scoperto mentre ero alla ricerca di notizie sulla biblioteca ARCA. Leggendoti mi sono immedesimata abbastanza nella tua storia a partire dal nome…mi chiamo Silvia anche io…, marito ricercatore, gestione bimbo, senso di sospensione semi-vacanziera etc… Mi piacerebbe se mi potessi dare qualche indicazione sui kindergarten qui a Graz e non solo. Ciao!

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